Per aiutare le imprese attive sul territorio dell’UE, la commissione europea ha formulato due proposte volte a tutelare i consumatori e ad incentivare il mercato online.

european_ecommerceDalle ultime stime risulta che siano pochi i venditori al dettaglio dei 27 stati dell’UE che si rivolgono a consumatori di altri stati membri (12%), mentre il 37% si rivolge esclusivamente ad utenti del proprio Stato.

Questo si rivela essere un grande limite in quanto non si sfruttano a pieno tutte le potenzialità dell’ecommerce e i vantaggi che ne derivano.

Gli stessi consumatori preferiscono rivolgersi ad un negozio online del proprio Paese (44%) invece che all’estero (15%).

Per stimolare l’incontro tra ecommerce e utenti di altri Paesi, l’Unione Europea ha pensato di formulare due proposte che vadano in entrambi i sensi.
Esse vertono da una parte sulla fornitura di contenuti digitali e dall’altra sulla vendita di beni online.

L’obiettivo è eliminare i principali ostacoli del commercio transfrontaliero relativi alle differenze in materia di diritto contrattuale, che possono alimentare la poca fiducia che si viene a creare nel consumatore quando tenta di acquistare da un altro Paese.

Secondo le previsioni circa 122.000 imprese potranno giovare di questi provvedimenti e il numero totale dei consumatori potrebbe arrivare fino a 70 milioni.

I vantaggi sottesi saranno:

– un’ampia scelta di prodotti a prezzi più competitivi;
– la garanzia dell’onere della prova lato consumatore (anche a distanza di due anni dall’acquisto di un prodotto che si scopre esser difettoso, il cliente potrà richiederne la riparazione anche senza dover dimostrare che il difetto esisteva al momento della consegna);
– i consumatori potranno godere di diritti chiari e specifici per il contenuto digitale (il diritto di richiedere la risoluzione di un problema e in caso non fosse possibile, il rimborso pieno del costo sostenuto per l’acquisto).

E i vantaggi per le aziende?

Le imprese potranno vendere servizi e  beni online a consumatori di tutta l’UE potendo contare sulle medesime regole, senza adeguarsi alle norme di diritto contrattuale degli Stati membri in cui vendono.

Inoltre, le imprese sono oggi costrette a sostenere un ulteriore costo una tantum pari a 9.000 euro per adeguarsi al diritto contrattuale nazionale di ogni nuovo Stato membro in cui desiderano vendere.
Con le nuove norme un’impresa potrà risparmiare fino a 243.000 euro!