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Lotta alle discriminazioni, l’impegno di MaiMa

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Lotta all'omofobia, l'impegno di MaiMa

Nel 2021 abbiamo rinnovato alcune partnership in cui crediamo particolarmente, tra cui MaiMa, un’associazione di Schio nata nel 2014 che opera attivamente ogni giorno per il sostegno dei diritti della comunità LGBTQ+, attraverso campagne di sensibilizzazione, partecipazione ad eventi e assemblee scolastiche.
Con questa partnership vogliamo essere in prima linea per sostenere l’uguaglianza di genere e la libertà di essere ed esprimere sé stessi, senza limiti o paure, anche in ufficio.

Ci siamo incontrati e abbiamo preparato alcune domande per MaiMa per condividere con tutti la loro quotidianità, i progetti e gli obiettivi prefissati in questa battaglia verso l’uguaglianza.

Quali sono le attività di MaiMa?

Le attività principali di MaiMa riguardano la lotta all’omofobia e alle discriminazioni. Siamo convinti che la lotta all’omofobia passi prima di tutto dal mondo scolastico e dal coinvolgimento, sensibilizzazione ed educazione dei giovani. Importante, per comprendere il nostro intervento sul territorio, è sapere che Schio (la nostra città) è una città dell’Alto Vicentino composta da circa 40 mila abitanti; è un fondamentale punto di riferimento per i Comuni limitrofi anche perché sede degli Istituti superiori frequentati dagli studenti dei paesi circostanti. 

Oltre alle assemblee MaiMa organizza e partecipa a numerosi progetti di carattere nazionale: presentazione di libri, mostre, cineforum e una volta al mese si tiene l’AperiMaiMa, un aperitivo informale dove chi vuole può venire a conoscere la nostra associazione e i suoi componenti.

Quali traguardi raggiunti vi hanno emozionato?

Ci sono diversi traguardi che ci rendono fieri: tra questi ricordiamo che nel 2016 siamo stati invitati a rappresentare l’Italia (come unica associazione italiana) presso l’International Ministerial Meeting on Education Sector Responses to Violence based on Sexual Orientation and Gender Identity/Expression. L’evento della durata di due giorni si è tenuto a Parigi. Il convegno organizzato dall’Unesco aveva come focus quello di creare delle procedure da seguire in caso di violenza verbale o fisica verso studenti appartenenti alla comunità LGBT+.

Un altro progetto molto importante è la “Mappatura del mondo scolastico scledense”: un questionario che abbiamo realizzato in collaborazione con alcuni ricercatori dell’università La Sapienza di Roma. L’obiettivo era di ottenere una mappatura del livello di conoscenza e consapevolezza rispetto ai temi delle diversità e delle forme di discriminazione all’interno del mondo scolastico. Il questionario era rivolto ad alunni, genitori e insegnanti della scuola secondaria di I grado e degli istituti superiori di Schio. Siamo riusciti a coinvolgere 9.000 studenti, a cui vanno aggiunti genitori/famiglie e insegnanti. Gli istituti coinvolti erano 9 per le superiori e 3 per le secondarie di I grado. Il progetto si è concluso nell’anno 2019 con la presentazione dei dati raccolti ed elaborati dai Ricercatori dell’Università della Sapienza di Roma.

 Ci sono dei progetti che state seguendo con particolare attenzione?

Certamente, nelle scorse settimane si sono concluse le ultime attività del progetto “The rainbow art project” in collaborazione con l’European Solidarity Corps. Un progetto che ha coinvolto 60 giovani di età compresa tra i 14 e i 25 anni della Provincia di Vicenza, sensibili al tema LGBT+ perché interessati personalmente (anche per situazioni di dubbio, difficoltà, disagio o discriminazione) o motivati a divenire cittadini attivi per la difesa dei diritti umani di tutti, contro qualsiasi forma di discriminazione. 

Inoltre stiamo seguendo il progetto “Tutti i colori del cuore” che ci ha portato a conoscere gli studenti delle classi quarte dell’ITIS A. Rossi di Vicenza per trattare con loro i temi del bullismo e dell’omofobia. Purtroppo causa COVID al momento gli incontri sono sospesi ma confidiamo di concludere il progetto con le classi terze dell’istituto non appena sarà possibile. Nel frattempo abbiamo tenuto una conferenza online con circa 60 insegnanti della Provincia di Vicenza per confrontarci su come viene gestito il bullismo nei vari istituti e trovare insieme soluzioni valide per i vari casi presentati dai partecipanti.

Durante i vostri interventi nelle scuole, quali sono le maggiori preoccupazioni delle persone interessate?

Per quanto riguarda gli studenti purtroppo ci sono capitati moltissimi casi di discriminazioni e di bullismo. I ragazzi ci fermano dopo gli incontri per confidarsi e chiedere consiglio. Capita soprattutto che non sappiano come rapportarsi con la famiglia o con i coetanei, che si sentano diversi e “sbagliati”. Altre volte sono persone esterne, per esempio sorelle/fratelli o amiche/amici che ci chiedono aiuto per capire il modo corretto di rapportarsi con gli interessati.  

Anche gli insegnanti sono molto interessati al tema. Per loro è importante principalmente capire come affrontare casi di bullismo in classe o come gestire ragazzi/ragazze che si rivolgono a loro su queste tematiche. 

Nonostante il COVID, siete comunque riusciti a portare avanti la vostra mission? In che modo?

Nonostante il COVID abbiamo cercato di non fermarci portando avanti un gran numero di attività online: siamo riusciti a organizzare diverse assemblee e alcune conferenze. Altri eventi, come l’AperiMaiMa, sono invece stati annullati. 
Cerchiamo comunque di essere sempre disponibili con le persone che hanno bisogno di aiuto tramite i nostri canali social e il sito internet. 

In merito ai diritti della comunità LGBTQ+, a che punto è l’Italia?

Secondo il “Rainbow Europe” (un dossier che viene realizzato ogni anno da ILGA un’associazione internazionale che si occupa di Diritti LGBT+) l’Italia si classifica al 35° posto su 49 paesi europei per quanto riguarda i diritti e la tutela delle persone LGBT+. Questo è dovuto alla mancanza di una legge specifica contro. È dal 2006 che il Parlamento europeo chiede all’Italia di colmare questo vuoto legislativo e finalmente il 4 novembre 2020 la legge è passata alla Camera dei deputati e ora è in esame al Senato. Ricordiamo anche che nel 2020 Arcigay ha censito dai giornali 134 storie di omotransfobia, più altre quattro in realtà avvenute prima ma che solo dopo, in fase giudiziaria, hanno messo in luce il movente. Un totale di 138 episodi. 32 vicende hanno a che fare con aggressioni, 13 sono adescamenti a scopo di rapina, ricatto o estorsione, nove sono violenze familiari, 31 sono discriminazioni o insulti in luoghi pubblici, come bar o ristoranti, 17 sono scritte infamanti su muri, auto, abitazioni, 25 sono episodi di hate speech e di incitazione all’odio, online e offline, scatenati da esponenti politici, gruppi, movimenti.

Note sull'autore
Marketing Assistant - Appassionata di scrittura e social media, crede fortemente nell’influenza positiva del digitale e della comunicazione nella vita quotidiana. In Shellrent supporta le imprese nell’identificazione delle soluzioni più adatte in materia di hosting, cloud e infrastrutture IT.
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