Dopo oltre dieci anni, si riapre una delle opportunità nel mondo di Internet: la possibilità di richiedere nuovi domini di primo livello (gTLD, generic Top Level Domain), cuciti su misura per un’azienda, un marchio, una community o un territorio.
A confermarlo è il Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che nei giorni scorsi ha pubblicato il documento di posizione del Comitato Internet Governance Forum (IGF) Italia a supporto di chi vuole partecipare al New gTLD Program: 2026 Round, l’iniziativa promossa da ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers), l’organismo internazionale che coordina il sistema dei nomi a dominio (DNS).
Le candidature restano aperte fino al 12 agosto 2026: chi vuole cogliere l’occasione ha ancora poco tempo per valutare fattibilità e requisiti.
Puoi leggere la notizia ufficiale sul sito del Governo: Nuovi domini internet di primo livello nel 2026: candidature aperte per il Round ICANN
Indice dei contenuti:
Cos’è il Round ICANN 2026 e perché è un evento raro
Il programma per l’assegnazione di nuovi domini di primo livello non è una novità assoluta: l’ultimo round risale al 2012. Da allora il mondo dei domini non ha più avuto una finestra di questo tipo, ed è proprio questa rarità a rendere l’occasione interessante per chi lavora sul digitale.
L’iniziativa è aperta a pubbliche amministrazioni, enti territoriali, istituzioni, imprese, associazioni e altri soggetti giuridici interessati a valorizzare la propria identità digitale attraverso una nuova estensione internet. Le richieste possono riguardare diverse tipologie di gTLD:
- domini generici, legati a settori o categorie merceologiche;
- domini di marchio (brand TLD), associati a marchi registrati;
- domini di comunità, dedicati a specifiche categorie di utenti o interessi;
- domini geografici, riferiti a città, regioni o territori;
- domini internazionalizzati (IDN), che permettono l’uso di alfabeti diversi da quello latino.
Nel programma ICANN aperto nel 2012 sono arrivate 1.930 candidature, da cui sono stati poi delegati più di 1.200 TLD nella root DNS a partire dal 2013. Queste estensioni coprono stringhe generiche (es. .app, .blog, .shop), geografiche (es. .london, .paris, .berlin) e brand TLD (es. .google, .apple, .bmw, .amazon).
Nuovi domini di primo livello: un’occasione anche per il Made in Italy
Per i territori italiani, i consorzi di tutela, le associazioni di categoria e le filiere del Made in Italy, ottenere un dominio personalizzato di primo livello può rappresentare un’importante occasione per rafforzare l’identità.
1. Identità digitale unica e riconoscibile. Un consorzio DOP, un distretto del vino o dell’olio, un territorio noto a livello internazionale potrebbe avere un’estensione propria (sul modello di .paris o .barcelona) invece di un semplice sottodominio. Questo rende immediatamente riconoscibile online l’origine e l’autenticità del prodotto o del luogo.
2. Controllo diretto sul “chi può usarlo”. Chi ottiene il gTLD ne diventa registry: decide chi può registrare indirizzi sotto quell’estensione. Per un consorzio di tutela questo è enorme: significa poter concedere domini solo ai produttori autorizzati, riducendo il rischio di siti che sfruttano impropriamente il nome di una denominazione protetta.
3. Un unico “ombrello” per servizi, turismo e comunicazione. Sotto un’unica estensione si possono riunire siti istituzionali, e-commerce dei produttori, iniziative di promozione turistica e comunicazione internazionale.
Le tutele per i nomi geografici e istituzionali
Uno degli aspetti più delicati del programma riguarda proprio i domini geografici, per i quali sono previste specifiche misure di salvaguardia: lettere di supporto o di non opposizione da parte delle autorità competenti, oltre alla possibilità di attivare meccanismi di segnalazione delle criticità (come l’Early Warning) a partire dal cosiddetto “Reveal Day“, previsto indicativamente per metà ottobre 2026, quando ICANN pubblicherà le domande ricevibili.
Il Comitato IGF Italia, costituito presso il Dipartimento per la trasformazione digitale con la partecipazione dell’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID), si è reso disponibile a svolgere un ruolo di raccordo istituzionale e supporto tecnico per amministrazioni, enti e soggetti interessati, anche per monitorare eventuali utilizzi impropri di denominazioni di interesse pubblico.
Cosa serve per candidarsi
Va detto chiaramente: partecipare al New gTLD Program non è come registrare un dominio tradizionale. Si tratta di un percorso strutturato, che richiede valutazioni tecniche, economiche, legali, operative e di governance, oltre alla predisposizione della documentazione prevista dall’Applicant Guidebook (AGB) di ICANN. Per le estensioni geografiche, come detto, si aggiungono ulteriori autorizzazioni.
Per questo motivo, chi sta valutando una candidatura – che si tratti di un’azienda, di un consorzio o di un ente territoriale – dovrebbe muoversi rapidamente, considerando che la finestra si chiuderà il 12 agosto 2026 e che, come insegna l’esperienza del 2012, la prossima occasione potrebbe farsi attendere anche più di un decennio.
Perché parlarne anche a chi gestisce domini “tradizionali”
Se possedere un gTLD proprio resta un’operazione riservata a realtà con budget e obiettivi di respiro internazionale, questa notizia è comunque un buon promemoria per tutti di quanto sia strategico il modo in cui si sceglie e si gestisce la propria identità online. Che si tratti di un dominio .it, .com o di un’estensione più verticale, la scelta del nome a dominio giusto resta uno dei primi passi per costruire una presenza digitale solida, riconoscibile e protetta.
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