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Sostenibilità e data center: binomio possibile?

4 minuti lettura
sostenibilità e data center binomio possibile

Sostenibilità e data center rappresentano, oggi, un binomio possibile poiché parte di una filosofia in grande espansione che tende a massimizzare l’uso delle risorse, cercando di ridurre al minimo l’impatto sull’ambiente. Molte persone usano la parola sostenibilità per descrivere ciò che è green, ecologico, anche se non tutto quello che viene incluso in questa sfera sta effettivamente raggiungendo tale obiettivo.

I data center sono un esempio di quanto possano essere efficienti gli sviluppi sostenibili. È da notare come tali archivi di enormi quantità di dati per conto di organizzazioni e governi abbiano radici, in un’ottica di risparmio energetico, in impianti geotermici.

Gli esperti del settore hanno studiato queste strutture per anni e hanno scoperto diversi sistemi per renderle più efficienti. Alcuni dei metodi più comuni per ridurre i costi energetici sono:

  • sistemi di raffreddamento ad acqua;
  • la sostituzione delle vecchie apparecchiature con modelli più avanzati;
  • materiali da costruzione isolanti.

Raffreddamento ad acqua

Nella gestione sostenibile di un data center, i server vengono raffreddati con l’acqua il cui utilizzo, però, dovrebbe essere ridotto al minimo possibile per evitare lo spreco di una risorsa così importante per l’umanità. Inoltre, l’aria condizionata utilizzata per il mantenere la temperatura degli ambienti e degli hardware a certi livelli, dovrebbe essere utilizzata solo durante i mesi estivi a causa delle elevate temperature.

Esistono anche aziende che, per ridurre al minimo il consumo di acqua durante la realizzazione di data center, utilizzano meno cemento e acciaio nei materiali di costruzione. In questo senso, molti esperti concordano sul fatto che i data center più sostenibili rappresentano un vantaggio per le tasche delle organizzazioni, oltre che per l’ambiente.

Tuttavia, la situazione non è ancora giunta a livelli di perfezione: c’è ancora molto lavoro da fare in questo campo.

Data center e teleriscaldamento

Molte persone assimilano i data center a luoghi inospitali che richiedono l’aria condizionata per risultare vivibili e confortevoli. Tuttavia, questi centri funzionano in modo efficiente anche senza aria condizionata. Lo fanno utilizzando il calore, o il raffrescamento, dei sistemi cosiddetti di teleriscaldamento, i quali utilizzano fonti di energia a basso costo e a bassa emissione di anidride carbonica.

Queste fonti rappresentano un sistema interessante, in quanto forniscono temperature stabili nei data center per tutto l’anno, riducendo al minimo l’impiego degli impianti. Difatti, le basse temperature prodotte da questi sistemi sono ideali per evitare il surriscaldamento di apparecchiature sensibili, senza l’utilizzo di condizionatori.

Tale sistema crea un ambiente “stabile”, che avrà poca necessità di utilizzo di condizionatori per il raffreddamento comportando, tra l’altro, basse emissioni di Co2 e di gas serra rispetto ad altre fonti di energia.

Pratiche per la sostenibilità dei data center

I datacenter, com’è facile pensare, consumano una notevole quantità di energia. Queste strutture, oltretutto, sono anche soggette a criticità che possono danneggiare le apparecchiature, determinando tempi di fermo prolungati per le organizzazioni.

Per creare dei datacenter a basse emissioni, gli esperti convergono nel suggerire alcuni accorgimenti che presentiamo di seguito.

  • Oltre al raffreddamento ad aria, utilizzare trasformatori con infrastrutture di alimentazione e raffreddamento ad alta efficienza, come UPS senza trasformatori o raffreddamento a immersione totale.
  • Investire in hardware del tipo sostenibile, come server, storage, appliance, sistemi UPS e sistemi di raffreddamento.
  • Fornire energia in loco con l’impiego di celle a combustibile.
  • Passare a fonti di energia rinnovabile e pulita, come l’eolico e il solare.

Una delle principali preoccupazioni, quando si realizza un data center, è per l’appunto il consumo di energia: infatti, molti progetti recenti si concentrano sulla riduzione di consumo energetico, utilizzando sistemi di raffreddamento più efficienti e riducendo i livelli di umidità.

L’agenzia per la protezione ambientale, EPA, ha designato lo Stato della Georgia come zona di datacenter eco-friendly da imitare, per via del suo impiego abbondante di fonti energetiche a impatto zero sull’ambiente.

Molti Paesi, inoltre, hanno disposto linee guida rigorose riguardo la localizzazione dei data center, per ridurre al minimo l’impatto ambientale. Ad esempio, la Nigeria consente la costruzione di data center solo nelle aree urbane a causa dell’elevata domanda di elettricità. Inoltre, i Paesi contigui più caldi tendono ad avere maggiori problemi con i sistemi di raffreddamento che si guastano a causa dell’eccessivo calore. Non a caso, i problemi sono particolarmente pronunciati durante i mesi estivi, quando i livelli di caldo e umidità sono ai massimi livelli e costringendo ad effettuare operazioni di manutenzione onerose.

In linea generale, le organizzazioni dovrebbero mantenere il controllo delle emissioni nei seguenti modi:

  • assicurandosi che i server abbiano volumi di capacità sufficienti, onde evitare inutili dispersioni di energia;
  • riducendo il carico sui sistemi di ventilazione e condizionamento HVAC, monitorando attentamente la temperatura;
  • rinunciando a sistemi legacy per dare la preferenza ad alternative più energetiche ed efficaci.

La fine del ciclo di vita dei data center

Cosa succede quando un data center raggiunge l’End of Life? Una ricerca condotta dal dipartimento di Scienze economiche e aziendali dell’università di Padova, suggerisce che all’ambito riguardante l’e-waste, il rifiuto elettronico, non venga ancora assegnata la giusta rilevanza. Tuttavia, si tratta di un aspetto importante in quanto i data center sono di norma rinnovati ogni 2-5 anni e, di conseguenza, le apparecchiature informatiche devono essere smaltite. Attualmente, queste vengono riutilizzate all’interno dei data center o rivendute a terze parti, ma la volontà è quella di seguire una logica più circolare.

Microsoft e i data center subacquei

Il colosso multinazionale d’informatica prevedeva già nel 2016 di costruire il suo primo centro elaborazione dati sottomarino. Questo progetto aveva lo scopo di ridurre l’impatto dei data center sull’ambiente, con costi accessibili e opzioni di raffreddamento più ecosostenibili.

Attualmente, esistono i data center sottomarini di Microsoft sommersi nell’oceano e controllati da remoto con l’ausilio di particolari sensori. Molti esperti e osservatori, però, si dichiarano scettici sulla reale efficacia meno impattante sull’ambiente di tali sistemi, nonché sulla loro redditività.

In proposito, vale la pena menzionare il Project Natick patrocinato da Microsoft, un progetto di ricerca finalizzato all’implementazione di data center sommersi come soluzioni sostenibili rispetto a quelli tradizionali, in grado di soddisfare la domanda sempre più crescente di servizi basati sul cloud.

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Note sull'autore
Marketing Assistant - Appassionata di scrittura e amante della comunicazione digitale, in Shellrent supporta le imprese nell’identificazione delle soluzioni ideali in materia di hosting, cloud e infrastrutture IT
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